Zolarancio contro le mafie: 18-23 maggio per Falcone e Borsellino

Il progetto”Le Mafie in casa nostra?” pensato da Zolarancio insieme a diverse altre associazioni di Zola (Borghi di via Gesso, Pro Loco, Zeula, Mandria), al Comune, alle Associazioni “Mafie sottocasa” e “Libera”, come tante altre attività, così come era stato ideato, ha dovuto subire una forzata battuta d’arresto causa covid.

Ma ci siamo riproposti di non lasciare cadere l’argomento, mantenendo per quanto possibile vigile l’attenzione, tanto più che in periodi di crisi quali stiamo attraversando le infiltrazioni mafiose sono molto più facili in tutti i settori, spesso senza che ce ne rendiamo neanche conto, dato che siamo più deboli, bisognosi e meno attenti.

Dal 18 maggio (giorno di nascita di Giovanni Falcone) al 23 maggio (data della strage di Capaci) sono previste diverse manifestazioni per commemorare Falcone e Borsellino e aumentare la consapevolezza antimafia (anche in RAI per tutta la settimana, e venerdì 22 su RAI 1 in prima serata il film su Felicia Impastato fortemente voluto da Giovanni Impastato)

Cerchiamo di fare anche noi la nostra parte:

1)      Vi riproponiamo, per chi non l’avesse ancora potuto vedere, il video della serata tenuta a Riale il 15 gennaio 2020 con il Magistrato Marco Imperato, intervento quanto mai attuale in questa situazione. Lo trovate al Link  https://youtu.be/hiaDZ6CF7ms, ma anche su questo Sito in “zabacheca<notizie da za<serata a Riale contro le mafie”

2)      Per chi volesse conoscere meglio la bravissima Associazione “Mafie sottocasa”, consigliamo di visitare il loro sito mafiesottocasa.com molto ben fatto e molto interessante.

3)      Anche Libera nel suo Sito www.libera.it produce molto materiale informativo e aggiornato.

Alleghiamo qui alcuni stralci che ci sono sembrati particolarmente attuali e significativi

1 –          La presentazione del Sito di Mafiesottocasa

2 –          L’articolo di Augusto Cavadi  “L’identikit della mafia” tratto dal libro AA. VV., R…esistere. Appunti di viaggio dal Campo Scuola a Palermo , Filca Cisl, Roma 2009, pp. 33 – 40.

3 –          L’augurio di Mimmo Lucano.

Per una settimana intensa e proficua contro le mafie, ricordando con Gino Strada che l’atteggiamento più pericoloso è l’indifferenza.

ALLEGATO 1: presentazione del Sito di Mafiesottocasa

Una notizia di cronaca, se letta singolarmente, può sembrare di poca importanza. Ma se la stessa informazione viene messa in rete e inserita in un contesto più ampio, può assumere un significato diverso e diventare di grande aiuto per capire come si muove la criminalità organizzata sul territorio. E capire è necessario a contrastare. Da questa esigenza nasce Mafie Sotto Casa.

Questo sito è uno dei tanti strumenti che mettiamo a disposizione di tutti, a partire dalle scuole (se siete curiosi di conoscere gli altri progetti, ne trovi alcuni qui). Speriamo che tutti vogliano metterci del loro: la lotta alla mafia è una lotta per la democrazia e la democrazia è pienamente vissuta solo se partecipata da tutti. Se anche voi siete di questa idea e volete contribuire a sviluppare il progetto, dopo aver visitato il sito non dimenticate di passare di qui.

Chi siamo.

Siamo una banda di amici che da Piacenza a Rimini ha trovato nello stare insieme la forza, il coraggio e la passione di continuare a contrastare strada per strada e città per città la mentalità mafiosa.

Da anni, come singoli o come volontari all’interno di varie associazioni, costruiamo percorsi di legalità e contrasto alle mafie in regione. In qualunque contesto, dalla piazza gremita di gente all’oratorio di periferia, lavoriamo per trasformare in realtà i sogni di chi, per opporsi all’arroganza mafiosa, ha dovuto pagare prezzi altissimi.

Siamo quindi una banda di folli.

Ma così erano stati etichettati nel tempo, tra gli altri, Placido Rizzotto, Pippo Fava, Boris Giuliano, Peppino Impastato, Paolo Borsellino, Giovanni Falcone; così sono etichettati tutt’ora Gaetano Saffioti, Giulio Cavalli, Luigi Ciotti, Giovanni Tizian, Salvatore Borsellino e tutti gli altri a cui questo lavoro è dedicato.

Benvenuti in Mafie Sotto Casa.

ALLEGATO 2: “L’identikit della mafia” di Augusto Cavadi

Il mio desiderio sarebbe di offrire una chiave di lettura – una griglia interpretativa – che vi consenta di raccogliere in una visione d’insieme le esperienze, i racconti di vita, le testimonianze che avete ascoltato e che continuerete ad ascoltare in questi giorni. I fatti, le azioni, sono importanti, anzi essenziali: ma abbiamo bisogno anche di qualche schema mentale per ordinarli e, così, capirli più a fondo.

Comincerei come una domanda che sembra facile facile ed è invece assai complicata: cos’è davvero la mafia? Dico subito che mi riferisco alla mafia nel senso preciso, concreto, delimitato: a “Cosa nostra” e alle altre associazioni criminali che ruotano in Sicilia attorno a “Cosa nostra”. Non sto parlando della mafia come etichetta generica, come sinonimo di delinquenza e malaffare: no, se usiamo la parola mafia per indicare ogni forma di malavita, allora tutto il male del mondo, da Adamo ed Eva, è mafia. E se tutto è mafia, nulla lo è veramente. Se tutto è mafia, essa c’è sempre stata e sempre ci sarà: quindi non possiamo che arrenderci e tornarcene ognuno al calduccio di casa nostra. La criminalità c’è sempre stata e, tuttora, la si può registrare sotto tutti i regimi politici: ma non tutto è mafia.

Inizierei a precisare che la mafia di cui oggi parliamo ha avuto una data di nascita, almeno approssimativa: il 1861, l’anno in cui si è costituito il regno d’Italia. Prima che si unificasse il nostro Paese, prima che nascesse lo Stato italiano, avevamo il brigantaggio, avevamo varie forme di banditismo, avevamo certamente cosche che esercitavano soprusi: ma questi fenomeni vengono, giustamente, definiti dagli storici “pre-mafiosi”. La mafia, invece, ha una sua specificità: essa è inconcepibile senza il rapporto “dialettico” con lo Stato. Preciso subito cosa intendo, in questo caso, con l’aggettivo “dialettico”. Potrei cavarmela dicendo che la mafia ha un rapporto di amore-odio con lo Stato, con le istituzioni pubbliche: ma voglio essere più chiaro. Nei mass-media la mafia viene spesso dipinta come l’Anti-Stato: ma questa è una definizione sbagliata o, per lo meno, incompleta. I criminali comuni sono anti-Stato, ‘fuori’ e ‘contro’ le strutture statuali: la mafia, invece, cerca prima di tutto di entrare ‘dentro’ lo Stato, di farsi Stato. Quando le riesce di infiltrarsi nei gangli dello Stato non chiede di meglio! Quando trova una situazione “morbida”, quando s’interfaccia con persone disposte a colludere, la mafia non è l’avversaria dello Stato. Magari fosse sempre così netta la contrapposizione! Magari potessimo vedere con chiarezza due squadre in campo , lo Stato da una parte e l’anti-Stato dall’altra, in modo da poter scegliere senza difficoltà da che parte stare! E’ solo se trova una resistenza “dura” (non solo Falcone e Borsellino, ma tantissime altre figure che nella storia – prima e dopo di loro – hanno resistito) che la mafia diventa “anti-Stato”. Essa si fa nemica di quei pezzi di Stato, di quegli uomini delle istituzioni, che non si lasciano né corrompere né intimidire. perché trova uno Stato che non si fa intimidire, non si fa corrompere.

Ma questa associazione criminale che è la mafia, a quali finalità specifiche mira? Il denaro e il potere. Il denaro, come tutte le bande di delinquenti del mondo; ma anche, più specificamente, il potere. Ciò che la distingue dalla delinquenza generica è proprio la ricerca di rapporti stabili, consolidati, strutturati con il potere politico. Su questo la mafia non fa scelte ideologiche: ai tempi del re era monarchica; durante il fascismo si è infiltrata nel partito fascista, perché quest’ultimo deteneva il potere; poi è diventata repubblicana; poi democristiana; poi berlusconiana…Un proverbio siciliano recita: “Cumannari è meglio che futtiri”, l’esercizio del potere è un piacere più intenso delle scopate.

E come fa la mafia a perseguire i suoi due obiettivi principali, l’arricchimento illecito e il dominio sul territorio? Direi: con la carota e con il bastone. Con la persuasione e con le minacce. Con una strategia culturale e con l’uso della violenza fisica. Anche questa è una differenza importante rispetto alla criminalità comune: la mafia prima cerca di comprare i suoi complici (avvocati, magistrati, imprenditori, pubblici ufficiali, politici, giornalisti, medici… ) e poi, solo se non ci sono altri mezzi di persuasione, ricorre alla violenza militare. Ecco perché se, in un determinato periodo, non ci sono morti di mafia, non vuol dire necessariamente che le cose vadano meglio: può significare, al contrario, che la mafia governa senza resistenze, gestisce il potere senza insubordinazioni. Può significare che la gente obbedisce senza neppure bisogno di minacce. Può voler dire che la sua politica culturale territoriale ha funzionato: essa è riuscita a far condividere il suo codice culturale, la sua mentalità, l’insieme dei suoi ‘valori’. Questo è davvero terribile: la mafia trionfa indisturbata quando ottiene che l’ambiente circostante partecipi con convinzione dei suoi stessi principi filosofici. La mafia non vuole il Far West. Preferisce di gran lunga che la gente pensi: “Meno male che ci siete voi, altrimenti staremmo peggio…”. La mafia “educa” le nuove generazioni fin dall’infanzia: è possibile parlare di una vera e propria pedagogia mafiosa.

Proviamo, dunque, a tirare le fila di questo identikit (sommario) della mafia: essa non è una cosa enorme e invincibile, la “piovra” descritta in molti film. In realtà è un club di soggetti che si riconoscono in un’identica mission. Gli inscritti a questa società segreta mafiosi sono 5 mila: cinque mila su cinque milioni di siciliani. Non il 10%, non l’1%, ma l’1 per mille dei siciliani. Perché si mettono insieme? Non solo per il potere né solo per il denaro, ma per entrambi questi scopi. E come vogliono raggiungerli? Con la violenza esercitata e minacciata, ma solo quando non riescono ad affascinare l’opinione pubblica con l’insieme di ‘valori’ che propongono. Solo così si può spiegare un fatto su cui troppo spesso si sorvola: ad appoggiare la mafia non sono solo i poveri che non hanno da mangiare. Dobbiamo smettere di dire che la mafia nasce solo perché c’è la povertà: la povertà c’era anche in Veneto, in Irlanda, ma lì non si è creata la mafia. Tra i miei allievi, in trent’anni di insegnamento, mi è capitato anche di avere figli di mafiosi e, in qualche caso, persino giovani che sono diventati mafiosi da adulti: vi assicuro che non erano né tra i meno bravi a scuola né tra i meno ricchi.

Molti di voi vengono dal Settentrione d’Italia: vorrei dunque spendere qualche parola sulla vastità dell’influenza che esercita la mafia nel nostro intero Paese. Spesso l’idea che la mafia sia dappertutto – anche al Nord – viene usata in senso sbagliato: dire che “la mafia è a Roma e a Milano” rischia di essere un modo per togliere responsabilità ai siciliani. La testa della mafia è in Sicilia, ma questa testa ha bisogno di appoggi politici a tutti i livelli (locale, regionale, nazionale). Questo spiega perché la mafia ha diramazioni nel resto dell’Italia e anche fuori dall’ Italia. Perché la mafia mette le bombe in via dei Georgofili a Firenze o alla chiesa del Velabro a Roma? Perché vuol far capire che la sua dimensione non è ‘provinciale’, localistica. Qualche anno fa il presidente dell’ABI (Associazione Banchieri Italiani) ha detto che se le banche dovessero rifiutare i soldi del riciclaggio, l’intero sistema bancario italiano avrebbe un crollo. La più grande industria italiana non è la Fiat, ma la criminalità organizzata: mafia, ‘ndrangheta e camorra.

Ma forse abbiamo detto abbastanza su cos’è la mafia: spendiamo qualche altro minuto per accennare a ciò che potremmo fare, insieme, per contrastarla. Come sconfiggere la mafia? In un libretto che, dal 1992 ad oggi, è stato più volte riedito e ristampato – Liberarsi dal dominio mafioso. Che cosa può fare ciascuno di noi qui e subito, edito dalle Dehoniane di Bologna – ho provato a individuare cinque armi principali per combattere contro la mafia:

1) Le armi intellettuali: la conoscenza, l’aggiornamento e l’approfondimento. Le cosche nel Sud hanno la capacità di convincere le persone che stanno facendo il loro bene: “Noi meridionali siamo tutti vittime del Nord”. Questa argomentazione viene utilizzata come una delle legittimazioni dell’autogoverno mafioso. Bisogna combattere la mafia con l’intelligenza: la nostra prima arma di difesa è l’informazione. La mafia che passa attraverso la televisione è una mafia edulcorata, quasi pericolosa, perché favorisce l’immedesimazione nei protagonisti che vengono rappresentati nei film, nelle fiction. È necessario attingere ad altre fonti: leggere qualche libro serio, documentarsi su qualche rivista seria o su qualche sito web serio.

2) Le armi dell’etica: perché non è facile resistere alla mafia. Prima di sparare la mafia cerca di sedurre, di comprare, di offrire carriere… Scegliere di resistere significa scegliere una vita meno comoda di quella che si può avere con l’appoggio dei mafiosi. È una scelta che in questa terra si deve fare molto presto: verso i 15, 16 anni. Combattere la mafia a volte significa dover pagare, non necessariamente con la vita, ma con la fine di amicizie, con l’isolamento, talora con l’allontanamento dalla propria casa (come quanti decidono di testimoniare contro la mafia). Dire ‘no’ alla mafia comporta la rinunzia ai privilegi e ai vantaggi della collusione: per questo esige una grande libertà interiore!

3) Le armi politiche. Abbiamo il voto. Finché i mafiosi e gli amici dei mafiosi ricevono i voti non si va avanti. Bisogna votare quelli che non sono in odore di mafia: e ce ne sono in quasi tutti gli schieramenti.

4) Le armi dell’economia. Significa sia boicottare l’economia illegale (che deriva ad esempio dal commercio di prodotti contraffatti, di stupefacenti) sia favorire l’economia legale. La legge “Rognoni-La Torre” ha toccato il portafogli dei mafiosi. Con “Addio Pizzo” il boicottaggio alle tasche della mafia si allarga: da azione giudiziaria diventa strategia popolare. Si evitano i negozi in mano ai mafiosi (e non è facile: spesso, poiché riciclano denaro sporco, possono permettersi i prezzi più bassi !) e si favoriscono le ditte ‘pulite’ che si rifiutano, pubblicamente, di pagare il pizzo. . Questo tema andrebbe approfondito a parte. Ai piccoli imprenditori i mafiosi chiedono poco, magari solo 50 euro al mese: il pizzo ha prima di tutto una valenza simbolica, perché pagarlo significa accettare controllo del territorio da parte delle cosche. Ma come convincere i commercianti a ribellarsi? Ad alcuni bastano gli ideali morali per scegliere di essere contro la mafia, ma ad altri no: è necessario far vedere che una società più equa è una società più conveniente per tutti. È importante far riuscire a far coincidere gli ideali con gli interessi. Quando a Tano Grasso – che vendeva scarpe a Capo d’Orlando – vennero a chiedere il pizzo, disse: “Tornate tra una settimana”. Nel frattempo parlò con gli altri commercianti della zona e disse: “Mettiamoci d’accordo: se sono solo io a non pagare, mi ammazzano, come l’anno scorso hanno ammazzato a Palermo Libero Grassi. Se dobbiamo dire no, lo dobbiamo dire tutti insieme”. Infatti Libero Grassi è stato assassinato dagli estortori perché, quando aveva detto in tv che avrebbe continuato a rifiutarsi di pagare il pizzo, l’allora Presidente di Confindustria aveva dichiarato ai giornalisti: “Non capisco di che parli il mio collega. Qui a Palermo nessuno di noi è vittima del racket: magari avrà incontrato qualche criminale locale…”. Il male vince sempre, quando i ‘buoni’ non fanno nulla.

5) Le armi dell’educazione. Bisognerebbe, come dice il mio amico don Cosimo Scordato, riuscire a strappare almeno una generazione alla mafia: da 150 anni essa riesce a passare il testimone alle nuove generazioni. Bisogna costruire una pedagogia alternativa, lavorare sul territorio, con i bambini, con i ragazzi, con i loro genitori, per invertire la disaffezione all’impegno e l’attitudine a girarsi dall’altra parte. Questa non è una battaglia facile: l’educazione è importantissima, ma poi c’è il mistero – o l’enigma – della libertà. L’insegnamento a parole può servire, ma deve tradursi anche in testimonianza di vita. Ed è qua che molti docenti, anche ‘democratici’ e ‘progressisti’, si tradiscono: non si comportano in maniera differente rispetto ai colleghi reazionari, conservatori o qualunquisti.

E’ davvero ora di chiudere. Due o tre considerazioni globali che servono, però, ad introdurre la testimonianza successiva.

Prima considerazione: sconfiggere la mafia è possibile se ci mobilitiamo NOI, QUI, ORA. L’orizzonte dell’antimafia non può continuare ad essere visto come straordinario. Non possiamo permettercelo. Va bene fare la fiaccolata per ricordare Giovanni Falcone il ventitrè maggio, ma solo se è espressione di un lavoro che si distende per ogni singolo giorno dell’anno. Ormai è appurato: in alcuni casi, sono gli stessi mafiosi che promuovono le manifestazioni antimafia! Le intercettazioni ci aiutano a capire queste dinamiche. È logico che la mafia abbia convenienza a far concentrare l’attenzione in un solo momento all’anno , se questo distrae da un impegno costante, continuo, quotidiano…

Seconda considerazione: all’onestà di riconoscere, con vergogna, che la Sicilia è la terra della mafia, dobbiamo coniugare l’orgoglio di ricordare che è anche la terra dell’antimafia. Non serve a nessuno, tranne che ai mafiosi, cancellare la memoria dei martiri che ci hanno preceduto: la storia dell’antimafia scorre antica come la storia della mafia. E, ad essa, strettamente intrecciata.

Terza considerazione: sono convinto che il movimento anti-mafia può raggiungere dei risultati solo se, oltre ad agire, riflette anche sull’azione. Bisogna creare e ricreare incessantemente nuovi equilibri individuali e collettivi: non basta studiare e scrivere libri, ma nemmeno il lavoro eroico di chi opera sul campo, sui vari campi. Bisogna sintonizzare le diverse sensibilità, far confluire in un flusso unitario e sinergico azione e riflessione. Per questo motivo, con altri amici, nel 1992 ho fondato un’associazione di volontariato culturale che si chiama “Scuola di formazione etico- politica Giovanni Falcone”: voleva essere – vorrebbe essere ancora – un’oasi in cui i militanti ogni tanto si rifugino per riposarsi, per meditare, per aggiornarsi. Credo molto all’interscambio fra chi spende la vita nella pratica e chi la spende nello studio, ma come servizio alla pratica e non come fuga dalla storia: penso che vi sia facile immaginare quanto sia contento, oggi, di incontrare un gruppo di operai e sindacalisti animati dal mio stesso desiderio di coniugare azione, informazione e riflessione critica. I formatori che vi accompagnano hanno accettato di acquistare e distribuire a ciascuno di voi una copia del mio libretto La mafia spiegata ai turisti: qualcuno, fermandosi alla copertina volutamente ironica, pensa che si tratti di una pubblicazione umoristica. Invece è serio, frutto di tanti incontri con ospiti da tutto il mondo (per questo l’abbiamo pubblicato in sei lingue) e mi auguro di cuore che vi possa accompagnare come strumento per prolungare un po’ l’eco di queste giornate palermitane.

ALLEGATO 3: augurio di Mimmo Lucano

“Vi auguro di avere il coraggio di restare soli e l’ardimento di restare insieme, sotto gli stessi ideali.

Di poter essere disubbidienti ogni qual volta si ricevono ordini che umiliano la nostra coscienza.

Di meritare che ci chiamino ribelli, come quelli che si rifiutano di dimenticare nei tempi delle amnesie obbligatorie.

Di essere così ostinati da continuare a credere, anche contro ogni evidenza, che vale la pena di essere uomini e donne.

Di continuare a camminare nonostante le cadute, i tradimenti e le sconfitte, perché la storia continua, anche dopo di noi, e quando lei dice addio, sta dicendo un arrivederci.

Ci dobbiamo augurare di mantenere viva la certezza che è possibile essere contemporanei di tutti coloro che vivono animati dalla volontà di giustizia e di bellezza, ovunque siamo e ovunque viviamo, perché le cartine dell’anima e del tempo non hanno frontiere.”

Mimmo Lucano

Buon 1° Maggio!

Anche la Festa del Lavoro vogliamo passarla insieme a voi attraverso il web:

il tema del lavoro se possibile è ancora più pressante e fondamentale in queste emergenze: tanti l’hanno perduto, tanti se lo sono trovato ridotto, e gli economisti già ipotizzano almeno due anni necessari perché la situazione si “normalizzi”… la ripresa è lontana, ma quale ripresa? Ora più che mai si è visto che il nostro modello di sviluppo, per come è andato avanti sinora, è un modello ingiusto e fragile, che si basa sulla divisione dei lavoratori e su bisogni indotti, sullo sfruttamento vergognoso dei “migranti” che nessuno controlla e ai quali in cambio vengono attribuite colpe e responsabilità e nessun diritto sociale. Questo è il momento per ripensarlo, e per pensare ad eliminare tante ingiustizie e precarietà sia economiche che sociali. E’ anche il momento per porre sempre più attenzione al problema delle infiltrazioni mafiose nel mondo del lavoro, molto più facile nei momenti di crisi.

Sul tema del lavoro e dei migranti vi proponiamo il video “Noi e loro, un gioco in cui perdono tutti” con il sociologo Mimmo Perrotta ai link https://www.youtube.com/watch?v=HQqBy8zmFxc&t=1407s e https://www.youtube.com/watch?v=_PeMyXvlqSs&t=2955s

Sul tema delle infiltrazioni mafiose nel mondo del lavoro chi non l’ha ancora visto può seguire il video” Le mafie in casa nostra? Dalla cultura antimafia alle regole come strumento di liberazione”. “ con il magistrato Marco Imperato al link https://youtu.be/hiaDZ6CF7ms

Inoltre, per festeggiare e ricordare la Giornata dei Lavoratori, un regalo dalle amiche di “Arte a caso da casa”, in cui Maria Benassi  propone la “lettura artistica” del video sull’opera “La morte di Togliatti” di Renato Guttuso al link https://youtu.be/DS2DRN8c1y4

Anche la cultura è lavoro!

Buone visioni e a presto

25 APRILE 2020: Festa della Liberazione

Ciao a tutti, la festa per la LIBERAZIONE dovrà quest’anno essere celebrata nell’unico luogo in cui adesso possiamo incontrarci tutti: la rete . Non è la stessa cosa degli altri anni, ma può servire per sentirci vicini… Abbiamo pensato di celebrarla con voi:
1) inviandovi 2 bei documenti:

– un estratto del DISCORSO pronunciato da UMBERTO ECO il 24 aprile 1995, alla Columbia University di New York, nell’ ambito delle celebrazioni per la Liberazione dell’   Europa dal nazifascismo.  La versione integrale della lectio di Eco è stata pubblicata dalla casa editrice  “La Nave di Teseo”. 

– un VIDEO preparato per l’occasione da Maria e Francesco sulle lotte di liberazione oggi  con protagoniste le donne di ieri e di oggi


2) facendovi una proposta:insieme a tante iniziative che  potrete trovare nel web, lungo tutto l’arco della giornata, resta viva una domanda:Quale senso ha oggi la parola resistenza? Come parlare di liberazione? Lo stato delle cose che ci manterrà a distanza anche in questa festa, speriamo sia uno stimolo per sentirci più vicini nel ReEsistere. Per questo chiediamo a chiunque voglia, come segno di partecipazione e vicinanza, di contribuire ad una riflessione collettiva sulla liberazione: potrete inviarci un pensiero o un testo (max 500 battute) in cui raccontate la vostra personale visione della parola RESISTENZA.
 Il 1 maggio 2020, in occasione della Festa del Lavoro, vi restituiremo i vostri contributi aggregati in un unico documento.  Sarà come avervi con noi a festeggiare insieme.Scrivici e invia il tuo contributo a zolarancio@gmail.com, o sulla pagina facebook di Zolarancio .

ESTRATTO DISCORSO UMBERTO ECO

 ………….nel 1943 scopersi il significato della parola “libertà”. ………. In quel momento “libertà” non significava ancora `liberazione”. Ho passato due dei miei primi anni tra SS, fascisti e partigiani, che si sparavano l’un l’altro, e ho imparato come scansare le pallottole. Non è stato male come esercizio. Nell’aprile del 1945 i partigiani presero Milano. Due giorni dopo arrivarono nella piccola città dove vivevo. Fu un momento di gioia. La piazza principale era affollata di gente che cantava e sventolava bandiere, invocando a gran voce Mimo, il capo partigiano della zona. Mimo, ex maresciallo dei carabinieri, si era messo coi badogliani e aveva perso una gamba in uno dei primi scontri. Si fece vedere al balcone del comune, appoggiato alle sue stampelle, pallido; cercò con una mano di calmare la folla. Io ero lì che aspettavo il suo discorso, visto che tutta la mia infanzia era stata segnata dai grandi discorsi storici di Mussolini, di cui a scuola imparavamo a memoria i passi più significativi. Silenzio. Mimo parlò con voce rauca, quasi non si sentiva. Disse: “Cittadini, amici. Dopo tanti dolorosi sacrifici… eccoci qui. Gloria ai caduti per la libertà.” Fu tutto. E tornò dentro. La folla gridava, i partigiani alzarono le loro armi e spararono in aria festosamente. Noi ragazzi ci precipitammo a raccogliere i bossoli, preziosi oggetti da collezione, ma avevo anche imparato che la libertà di parola significa libertà dalla retorica. Alcuni giorni dopo vidi i primi soldati americani.………………………

In maggio, sentimmo dire che la guerra era finita. La pace mi diede una sensazione curiosa. Mi era stato detto che la guerra permanente era la condizione normale per un giovane italiano. Nei mesi successivi scoprii che la Resistenza non era solo un fenomeno locale, ma europeo. Imparai nuove, eccitanti parole come “reseau”; “maquis”, “armée secrete”, “Rote Kapelle” “ghetto di Varsavia”. Vidi le prime  fotografie dell’Olocausto, e ne compresi così il significato prima di conoscere la parola. Mi resi conto da che cosa eravamo stati liberati. In Italia vi sono oggi alcuni che si domandano se la Resistenza abbia avuto un reale impatto militare sul corso della guerra. Per la mia generazione la questione è irrilevante: comprendemmo immediatamente il significato morale e psicologico della Resistenza. Era motivo d’orgoglio sapere che noi europei non avevamo atteso la liberazione passivamente. Penso che anche per i giovani americani che versavano il loro tributo di sangue alla nostra libertà non era irrilevante sapere che dietro le linee c’erano europei che stavano già pagando il loro debito. In Italia c’è oggi qualcuno che dice che il mito della Resistenza era una bugia comunista. E vero che i comunisti hanno sfruttato la Resistenza come una proprietà personale, dal momento che vi ebbero un ruolo primario; ma io ricordo partigiani con fazzoletti di diversi colori. Appiccicato alla radio, passavo le mie notti – le finestre chiuse, e l’oscuramento generale che faceva del piccolo spazio intorno all’apparecchio l’unico alone luminoso – ascoltando i messaggi che Radio Londra trasmetteva ai partigiani. Erano al tempo stesso oscuri e poetici (“Il sole sorge ancora”, “Le rose fioriranno”), e la maggior parte erano “messaggi per la Franchi”. Qualcuno mi bisbigliò che Franchi era il capo di uno dei gruppi clandestini più potenti dell’Italia del Nord, un uomo dal coraggio leggendario. Franchi divenne il mio eroe. Franchi (il cui vero nome era Edgardo Sogno) era un monarchico, così anticomunista che dopo la guerra si unì a gruppi di estrema destra, e venne anche accusato di aver collaborato a un colpo di stato reazionario. ……………………….. La liberazione fu un’impresa comune per gente di diverso colore. In Italia c’è oggi qualcuno che dice che la guerra di liberazione fu un tragico periodo di divisione, e che abbiamo ora bisogno di una riconciliazione nazionale. Il ricordo di quegli anni terribili dovrebbe venire represso. Ma la repressione provoca nevrosi. Se riconciliazione significa compassione e rispetto per tutti coloro che hanno combattuto la loro guerra in buona fede, perdonare non significa dimenticare. ………Noi siamo qui per ricordare ciò che accadde e per dichiarare solennemente che “loro” non debbono farlo più.

…………………………………….

 Il mattino del 27 luglio del 1943 mi fu detto che, secondo delle informazioni lette alla radio, il fascismo era crollato e che Mussolini era stato arrestato. Mia madre mi mandò a comperare il giornale. Andai al chiosco più vicino e vidi che i giornali c’erano, ma i nomi erano diversi. Inoltre, dopo una breve occhiata ai titoli, mi resi conto che ogni giornale diceva cose diverse. Ne comperai uno, a caso, e lessi un messaggio stampato in prima pagina, firmato da cinque o sei partiti politici, come Democrazia Cristiana, Partito Comunista, Partito Socialista, Partito d’Azione, Partito Liberale. Fino a quel momento avevo creduto che vi fosse un solo partito in ogni paese, e che in Italia ci fosse solo il Partito Nazionale Fascista. Stavo scoprendo che nel mio paese ci potevano essere diversi partiti allo stesso tempo. Non solo: dal momento che ero un ragazzo sveglio, mi resi subito conto che era impossibile che tanti partiti fossero sorti da un giorno all’altro. Capii così che esistevano già come organizzazioni clandestine. Il messaggio celebrava la fine della dittatura e il ritorno della libertà: libertà di parola, di stampa, di associazione politica. Queste parole, “libertà”, “dittatura” – Dio mio – era la prima volta in vita mia che le leggevo. In virtù di queste nuove parole ero rinato uomo libero occidentale. Dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole non si dimentichi ancora. L’UrFascismo [il Fascismo Eterno, ndr] è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. ……………… L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo. Do ancora la parola a Roosevelt: “Oso dire che se la democrazia americana cessasse di progredire come una forza viva, cercando giorno e notte con mezzi pacifici, di migliorare le condizioni dei nostri cittadini, la forza del fascismo crescerà nel nostro paese” (4 novembre 1938). Libertà e liberazione sono un compito che non finisce mai. Che sia questo il nostro motto: “Non dimenticate”.

GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO: Zolarancio partecipa

Di nuovo un saluto a tutte e tutti, anche oggi una bella ricorrenza: nel mondo si festeggia la GIORNATA del LIBRO!

Zolarancio è particolarmente affascinata dal Libro: sogno, contatto con il mondo, fantasia, oggetto amato, incontro con l’autore e con se stessi, evasione, compagnia, pensiero e riflessione….

Anche in questo momento in cui è difficile recarsi in libreria, in biblioteca o nei punti Zola Book Station del paese i libri possono essere il modo privilegiato per passare ore piacevoli e serene.

Per ora potremo ordinare libri on line e ascoltare le varie trasmissioni che trasmettono audio libri, rileggere i nostri più belli, ma ormai le librerie iniziano ad aprire, e presto speriamo di poter rifornire di nuovi testi le Zola Book Stations…

                                                   Per celebrare insieme questa ricorrenza,

vi chiediamo, se avete piacere, di segnalarci i libri che vi sono particolarmente piaciuti, che hanno lasciato in voi un segno, che hanno suscitato emozioni, da cui non vi separereste mai, che consigliereste volentieri ad un’amica o un amico…

Se volete potete anche brevemente motivare i vostri consigli

rispondeteci inviando una mail a zolarancio@gmail.com, faremo delle vostre risposte una lista  che invieremo a tutti voi e potremo così creare una “rete letteraria” di scambio e condivisione tra tutti noi.

BUONA LETTURA

Zolarancio con la TERRA. 10 anni del GAS

Oggi CINQUANTESIMA giornata mondiale per la TERRA, nata nel 1970, e celebrata oggi anche con un accorato e lucido messaggio di Papa Francesco. Non possiamo dire che questi 50 anni siano andati sempre nel verso giusto, anzi….
Zolarancio da sempre nel suo piccolo cerca di lavorare PER la Terra, e proprio quest’anno 2020 celebra i 10 ANNI del suo GAS (Gruppo di Acquisto Solidale): ZAGAS!
Il GAS tra le sue diverse motivazioni e buone pratiche ha infatti anche quelle del rispetto del territorio, della diminuzione dell’inquinamento, dell’agricoltura biologica e sostenibile…

In questo momento storico in cui tutto deve avvenire virtualmente, iniziamo i festeggiamenti per il nostro GAS inviandovi ad andare a vedere le foto nella “galleria fotografica” . Potrete nella sezione GAS vedere anche alcune delle iniziative organizzate nel tempo su temi collegati e documenti illustrativi.


 Per ricordarci la responsabilità delle nostre azioni e la nostra vulnerabilità, vi invitiamo ad andare a vedere su you tube  un brevissimo e a nostro avviso bellissimo video intitolato “Madre Natura” con la voce di Julia Roberts.

State bene!!

ISCRIZIONE A ZOLARANCIO

L’ISCRIZIONE A ZOLARANCIO PERMETTE DI RICEVERE TUTTE LE INFORMAZIONI DELL’ ASSOCIAZIONE E LE MAIL DEGLI ORDINI DEL GAS (ZAGAS)

LA TESSERA COSTA € 10 ANNUE

Per iscriversi a Zolarancio è possibile procedere in diversi modi, tutti molto semplici:

  • presentarsi alla distribuzione delle verdure nella piazza del Comune vicino alla ferrovia il venerdì alle ore 18 e parlare con Stefania o in sua assenza con Patrizia o Valeria
  • mandare una mail a zolarancio@gmail.com e accordarsi per incontrarsi
  • andare in ferramenta Badiali a Zola e lasciare i propri dati a Matteo
  • durante qualunque iniziativa Zolarancio o ZAgas è possibile iscriversi

TI ASPETTIAMO FRA NOI!

SERATA A RIALE CONTRO LE MAFIE

“LE MAFIE IN CASA NOSTRA?” SALA STIPATA A RIALE IL 15 GENNAIO 2020

Saletta stipata per l’incontro organizzato da Zolarancio, Borghi di Gesso, il Comune e molte altre Associazioni del territorio al Circolo Drusilli di Riale: più di 70 persone molte delle quali sono dovute restare in piedi per tutta la serata… e sappiamo anche di amici che non sono riusciti ad entrare. Ce ne scusiamo, ci dispiace molto, ma non è stato possibile per quella data trovare uno spazio più ampio…

Primo appuntamento di frazione per il progetto “Le mafie in casa nostra?” e secondo dopo quello dell’11 ottobre in Arengo, ha visto il magistrato Marco Imperato, nostro concittadino, parlarci sul tema “Dalla cultura antimafia alle regole come strumento di liberazione”.

Un grande successo per il progetto e per Riale; abbiamo potuto registrarlo in modo che tutti, presenti e assenti, lo potremo a breve vedere e ascoltare. Si, perché le cose dette da Marco Imperato sono state davvero importanti e riguardano tutti noi, le nostre scelte quotidiane e la nostra capacità di vedere al di là dell’apparenza.

Accorato il suo appello di chiedersi sempre “il perché” dei diversi fenomeni, di non lasciar perdere le situazioni dubbie in nome di un “vivi e lascia vivere” che in questo caso è deleterio e non funziona. Davvero Marco, grazie alla sua passione, alla sua competenza ed esperienza, è stato illuminante e ci ha dato molti nuovi strumenti per il pensiero e per la vita quotidiana.

A breve seguiranno gli altri appuntamenti di questo progetto: a Zola, a Ponte Ronca, e per i momenti più complessi all’Arengo del Comune.

Disponibile il video della serata:

Valeria, Associazione Zolarancio

ciambella con farina di castagne

A grande richiesta, ecco la Ciambella con farina di castagne di Patrizia che abbiamo gustato in moltissime occasioni conviviali

Ingredienti


200 gr  farina castagne
100 gr  farina 0 ( si può cambiare la farina, buonissima con farina di riso o mista)
200 gr zucchero (anche integrale)
150 gr olio o burro (meglio olio girasole bio)
1 bustina lievito
5 uova
1 bicchiere acqua o latte

Amalgamare tuorli con zucchero, aggiungere gli altri ingredienti ed
infine gli albumi montati.

Cuocere   180° per 40/45 minuti

Patrizia

grande successo la Festa di ZA per i 10 anni!

La Festa per il decennio di Zolarancio è stata un momento di grande convivialità, incontro e divertimento. Eravamo tantissimi (103 a cena, e altre 30 persone circa intervenute successivamente per i balli e la musica) e ci siamo divertiti molto, abbiamo approfondito conoscenze e amicizie e il clima è stato di grande benessere e affetto. Alessio era con noi con il progetto “una vittoria per i witoca” che raccoglieva fondi per dotare di una tostatrice questo popolo amazzonico che potrà così avere sempre più autonomia nella lavorazione e commercializzazione del caffè biologico. C’erano anche Michi e Alberto dell’Azienda di Campi Aperti “L’Upupa” con il loro vino bio, composte e succhi,mancava purtroppo Betta di Hortus Coeli con le sue creazioni natalizie con la lavanda perchè era ammalata… Bravissimi gli Sbanda Ballet e il Maestro Sergio, bella musica e tanti e bellissimi balli.

Abbiamo inoltre sperimentato il luogo, l’ospitalità e il cibo del Centro Sociale Ilaria Alpi di Ponte Ronca, allargando così la possibile cerchia dei nostri collaboratori .

Ci siamo sentiti davvero un bel gruppo, con tanti amici!

Valeria